Hai appena comprato un portatile e la prima cosa che vuoi fare è installare Linux. Il problema è che nel prezzo c'è anche la licenza di Windows, preinstallata e che il venditore non rimuove: la paghi anche se non la usi.
Si può chiedere indietro: la campagna Refund4Freedom, segnalata di recente in una discussione su Hacker News da 610 punti, documenta decine di rimborsi effettivamente ottenuti in Italia, con importi tra 42 e 129 euro. Non è una strada automatica: HP e Dell non prevedono una procedura, Lenovo e Acer la prevedono ma chiedono di spedire il PC in assistenza, e nei casi più ostinati servono PEC e giudice di pace.
In questo articolo vedi come funziona la richiesta passo per passo, come si comportano i principali produttori, quanto si ottiene davvero nei casi documentati e quali errori evitare.
Informazioni preliminari
Refund4Freedom è una campagna per il diritto a non pagare software che non si vuole: i riferimenti pubblicati sul sito sono gli indirizzi se********@***ux.it e co*****@**fe.org. La tesi di partenza è che portatili e smartphone sono computer di uso generale, quindi i produttori non dovrebbero imporre un sistema operativo né fatturarlo nel prezzo. Le richieste della campagna sono tre: niente software imposto, prezzi trasparenti (con la possibilità di comprare la macchina senza sistema operativo) e rimborsi semplici, con i passi pubblicati chiaramente sui siti dei produttori.
Per partire serve poco, ma tutto va fatto nell'ordine giusto:
- Non accettare la EULA alla prima accensione: per la procedura Asus è un requisito esplicito.
- Non formattare il disco prima di aver documentato tutto.
- Conservare scontrino e corrispondenza con l'assistenza.
Su cosa è realisticamente ottenibile: il rimborso riguarda il prezzo della licenza, non il portatile, e tieni il computer. Gli importi sono bassi: da 9 a 65 euro secondo Asus a seconda della versione di Windows, e tra 42 e 129 euro nei casi pubblicati dalla campagna. Non esiste un diritto con procedura standardizzata: dipende dal produttore, e in alcuni casi la trattativa finisce davanti a un giudice di pace.
Come funziona la richiesta, passo per passo
La procedura indicata dal sito della campagna è in quattro passi.
- Documenta alla prima accensione. Scatta foto alle clausole del contratto dove è indicato il rimborso, o registra un video scorrendo l'intero contratto. Non cancellare ancora nulla dal disco.
- Contatta l'assistenza del produttore. Meglio chat o email che telefono: in chat copia e incolla la conversazione, al telefono annota data, ora e nome della persona con cui parli. Conserva tutta la corrispondenza.
- Se la risposta è negativa, compila il Refund Form pubblicato sul sito della campagna e invialo al produttore.
- Segnala all'AGCM. Se sei in Italia, puoi segnalare il caso all'Antitrust tramite il modulo linkato dal sito: più segnalazioni arrivano, più è probabile che l'autorità intervenga. Puoi condividere il tuo caso anche con la campagna, agli indirizzi sopra.
Cosa fa ogni produttore
Il sito della campagna tiene traccia dei comportamenti dei produttori a partire dalle segnalazioni ricevute. Il quadro è molto disomogeneo.
Asus: la procedura più semplice
Esiste una procedura di rimborso, ma non è pubblicata sul sito del produttore. Funziona via email: scrivi a in**@**us.it indicando il numero di serie del PC e le coordinate bancarie, entro 30 giorni dall'acquisto e senza aver accettato la EULA alla prima accensione. Non serve spedire il computer. Il rimborso va da 9 a 65 euro a seconda della versione di Windows.
Lenovo: procedura esiste, ma il PC va spedito
Lenovo prevede una procedura di rimborso, ma richiede di spedire il PC a un centro assistenza. È anche il produttore con più segnalazioni pubblicate nella pagina dei report della campagna, con esiti molto diversi tra loro.
Acer: procedura scomoda
Anche Acer ha una procedura, con moduli sul proprio sito, ma il computer va spedito in assistenza. Nel caso documentato da Luca Bonissi la procedura è descritta come scomoda e impraticabile per via di spedizione, attese e compensi bassi: dopo uno scambio di email legali via PEC concluso con la prospettiva di una causa, il rimborso ottenuto è stato di 129 euro.
HP: nessuna procedura
HP non prevede un rimborso e, secondo la campagna, diversi tentativi di contatto da parte di più clienti sono stati sempre ignorati. Un caso è comunque arrivato in giudizio: il Giudice di Pace di Monza ha riconosciuto 61 euro per le licenze preinstallate (Windows 10 Home e Office 365 Personal).
Dell: clausola di restituzione
Dell non ha una procedura di rimborso: le condizioni generali, all'articolo 7.3, stabiliscono che in caso di mancata approvazione della licenza del sistema operativo il computer va restituito. Non è però una parola finale: un caso documentato dalla campagna (Francesca Tregnaghi) ha ottenuto 51 euro per Windows 10 Home dopo un paio di PEC.
Quanto si ottiene: i casi documentati in Italia
Gli importi pubblicati dalla campagna danno un'idea realistica di cosa aspettarsi:
- Dell: 51 euro (Windows 10 Home), dopo PEC.
- Lenovo: 42 euro (Vincenzo Castiglia, dopo una lunga serie di email e telefonate; il pagamento è stato devoluto alla Italian Linux Society), 47 euro (Silvia) e 75 euro (Windows 11 Home).
- HP: 61 euro per Windows 10 Home e Office 365 Personal, riconosciuti dal Giudice di Pace di Monza.
- Acer: 50 euro più 100 euro di spese legali alla società torinese IT for s.r.l., dopo il confronto davanti al Giudice di Pace; 129 euro nel caso Bonissi.
- Mediacom: 44 euro da Datamatic S.p.A. (la società madre del marchio), ottenuti dopo l'atto di citazione con una transazione privata poco prima dell'udienza.
- Microsoft: 43 euro per un Surface. Secondo il caso documentato, il supporto tecnico di Microsoft S.r.l. in Italia prevede una procedura di rimborso dedicata.
C'è anche chi è andato fino in fondo: una vertenza contro Lenovo chiusa in secondo grado ha riconosciuto 42 euro di rimborso, 1.000 euro di spese legali e 20.000 euro a titolo di responsabilità aggravata da lite. E non tutte le segnalazioni finiscono bene: Paolo Cavallini ha ricevuto solo rifiuti da Lenovo, e la sua segnalazione all'AGCM è risultata senza risposta al momento della documentazione. Il report su MSI, infine, cita tra le difficoltà la spedizione del computer al centro assistenza in Polonia e lunghe attese.
Limiti, errori comuni e alternative
Gli errori che costano di più, secondo i casi documentati:
- Accettare la EULA alla prima accensione. La richiesta di Asus di non accettarla suggerisce che firmare la licenza possa complicare la posizione di chi vuole rifiutarla.
- Formattare prima di documentare: senza foto o video delle clausole sul rimborso perdi la tua prova.
- Affidarsi al telefono: non lascia tracce. Chat, email e soprattutto PEC sono ciò che ha sbloccato i casi di Dell e Acer.
I limiti sono evidenti. Gli importi sono modesti rispetto al prezzo del portatile, i tempi sono lunghi, e nelle procedure di Lenovo e Acer devi spedire un computer funzionante in assistenza: esattamente ciò che la campagna definisce inaccettabile. Dell addirittura pretende la restituzione della macchina nella sua clausola 7.3. In pratica, se il produttore resiste, la via che finora ha prodotto risultati documentati è la vertenza legale, con costi e tempi rimborsati solo in alcuni casi.
Infine, verifica sempre i dati prima di agire: la fonte di questo articolo è il sito della campagna, e procedure, indirizzi e scadenze (come i 30 giorni di Asus) possono essere cambiati rispetto a quando sono stati pubblicati. Se l'obiettivo ti convince ma non ti serve il rimborso, la leva più utile è la segnalazione all'AGCM: la strategia della campagna è proprio accumulare casi per spingere l'autorità a intervenire e ottenere prezzi trasparenti e macchine vendute senza sistema operativo.
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